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Facebook, il sistema anti-bufale e l’era della superficialità

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Si ripete spesso che in Internet gira di tutto ed è purtroppo vero. Facebook ha da poco annunciato un sistema di segnalazione e filtro delle notizie e dei contenuti ritenuti inattendibili che verrà consegnato direttamente nelle mani degli utenti. Siamo sicuri che questo, in piena era della superficialità, possa realmente migliorare la qualità dei contenuti visualizzati? Oppure corriamo il rischio di annegare sempre più in un mare di futilità e di notizie appositamente manipolate per le masse? Forse era meglio quando si stava peggio…

Quante volte ci imbattiamo in notizie-bufala online che fanno rapidamente e più volte il giro del mondo grazie alle frettolose condivisioni dei tanti sprovveduti che popolano il Web? Facebook è ormai il principale veicolo di storie assurde e inverosimili a livello mondiale, tanto che ha sostituito il concetto di Internet nel consueto detto “in Facebook si trova di tutto”. E Whatsapp non è certo da meno.

Capita sempre più spesso, infatti, di veder passare nella timeline di Facebook improbabili notizie, come quelle sul motore ad acqua, sulla pericolosità dell’uovo sul parabrezza o dei rossetti col piombo, sul bambino che necessita urgentemente di una trasfusione di sangue, sul virus del morbillo che combatte il cancro, sull’introduzione del patentino per ciclisti, sui soldi regalati agli extracomunitari, sulla ragazza con tre seni o sulla morte della celebrità di turno. Per non parlare delle catene su Whatsapp che invitano a diffondere ai tuoi contatti messaggi a favore di questo o contro quello.

La grande e rapida diffusione di ciascuna di queste improbabili notizie è dovuta essenzialmente alla condivisione e all’inoltro da parte degli utenti, senza esitazione e senza dedicare qualche minuto a doverosi approfondimenti o rapide verifiche. Come dico sempre negli eventi educativi che presiedo, i social media costituiscono un potentissimo amplificatore sociale, ovvero amplificano impietosamente i lati positivi e negativi degli utenti e ne diffondono i relativi effetti con rapidità ed efficacia estreme.

La società moderna è prevalentemente contraddistinta da una pressoché totale passività, maturata dopo decenni di assuefazione alla comunicazione televisiva e giornalistica unidirezionale, ed è proprio per questo che dimostra una disarmante superficialità nell’acquisire e nel diffondere acriticamente le notizie in cui incappa. Non riesco a trattenere l’ilarità quando penso alle migliaia di sprovveduti che hanno letteralmente fritto i propri iPhone da centinaia di euro per avere abboccato alla notizia che, mettendolo nel microonde, avrebbero potuto ricaricare la batteria in pochi secondi.

Sono veramente pochi coloro che hanno sviluppato ed usano il proprio senso critico per considerare, pesare e valutare ciò che viene loro propinato, impegnando qualche neurone in collegamenti, ponderazioni e analisi critiche. Se così non fosse, non saremmo ancora attaccati a concetti che dovrebbero essere ormai abbondantemente superati come il governo, le istituzioni e la politica al servizio dei cittadini, telegiornali e giornali al servizio dell’informazione pubblica o gli organismi militari a difesa della nazione. Se così non fosse, non ci sarebbero ben tre milioni di persone disposte addirittura a pagare per votare alle primarie di un partito o qualche milione in più felici di essere finanziariamente e socialmente vessati purché il loro beniamino venga eletto premier.

La superficialità dilagante è ampiamente dimostrata da come i social media stessi vengono utilizzati, basti guardare quanti commenti, condivisioni e like collezionano abitualmente i contenuti inutili e demenziali rispetto a quelli di livello più elevato o di utilità sociale. Un post sul nuovo paio di scarpe, una foto scattata in costume o un articolo sulla starlette di turno attraggono utenti come mosche sul miele, mentre articoli che trattano dei nuovi trattati internazionali per la riduzione della libertà individuale, dei crimini planetari costantemente perpetrati sulle nostre teste e sul territorio, dei misfatti economici a danno dei cittadini o di qualsiasi altro argomento che potrebbe aprire gli occhi su fondamentali verità della nostra esistenza, rimangono quasi totalmente ignorati.

È proprio in questo scenario che la diffusione di notizie false trova terreno fertile, tanto che alcune bufale, sebbene riconoscibili da un bambino di sei anni dotato di normale intelletto, riescono a sopravvivere e a fare più volte il giro del Web per anni. Like, commenti e condivisioni su futilità, uniti allo scarsissimo riscontro su temi socialmente importanti, danno vita ad un mare di stupidaggini in cui le notizie realmente utili finiscono inesorabilmente per affondare. È proprio da questo che nasce il detto “in Facebook (o in Internet) si trova di tutto”.

Eppure è proprio grazie ad Internet, e a Facebook in particolare, che molti hanno potuto apprendere come l’assalto di Parigi a Charlie Hebdo sia stato un clamoroso e mal orchestrato false flag, come i filmati delle decapitazioni dell’ISIS che i media ci propinano siano tutti falsi, girati in studio e poi maldestramente manipolati, come l’Unione Europea stia da tempo lavorando segretamente su trattati commerciali e meccanismi finanziari gravemente lesivi dei più fondamentali diritti umani, oppure come governi ed eserciti stiano riempendo l’atmosfera di composti fortemente nocivi aviodispersi mediante la geoingegneria e stiano distruggendo l’ambiente e la vita con scorie radioattive e armi nucleari.

Si sa da tempo, poi, che Facebook è la più grande banca dati mondiale, pesantemente finanziata dalla CIA fin da quando Mark Zuckerberg era ancora un giovane campione di onanismo, e da tempo costantemente utilizzata per i più disparati esperimenti di manipolazione globale. Ne ho parlato in questo articolo: Shock sociali su Facebook: i favori vanamente richiesti e le inutili dichiarazioni. Beh, se penso a quali dati vengano in prevalenza raccolti da Facebook provo una certa pena per il sistema Beacon o per l’analista CIA di turno che devono analizzarli.

Ed è proprio per venire incontro alla sua utenza che Facebook ha annunciato un nuovo sistema di segnalazione di notizie fasulle che verrà introdotto progressivamente. Si tratta di un sistema di segnalazione dei contenuti ritenuti non affidabili che è possibile attuare semplicemente cliccando sulla freccetta a “V” in alto a destra del post indesiderato, selezionando l’opzione “Questo post non piace” e scegliendo infine la motivazione “È una notizia falsa”. Semplicissimo.

Facebook ha già espressamente dichiarato che non verrà applicata alcuna censura ai contenuti segnalati né verranno realizzate verifiche o approfondimenti di sorta, semplicemente più un post verrà segnalato come fasullo, meno comparirà nella timeline degli utenti. Insomma, un filtro verrà comunque applicato. Peccato, però, che Facebook non chiarisca minimamente con quale algoritmo, quali criteri e quali soglie, né se tutti i ferventi segnalatori avranno un peso uguale oppure se qualcuno sarà più influente di altri.

Non si sa, ad esempio, come e se sarà possibile prevenire segnalazioni artificiose di massa da parte di gruppi organizzati, correnti di pensiero e schieramenti di sorta. Oppure come sia possibile riconoscere segnalazioni originate da false ideologie, da stupidi pregiudizi o da semplice ignoranza, considerando che proprio da questa tipologia di utenza dal clic facile c’è da aspettarsi il maggior volume di improvvide segnalazioni.

In definitiva, nel bel mezzo dell’era della superficialità, ideare un ranking dei contenuti basato esclusivamente sulle opinioni degli utenti non è esattamente una brillante idea.

Proviamo a fare qualche esempio pratico guardando alla storia dell’umanità.

Se Ignaz Semmelweis, che fu ridicolizzato e respinto dalla maggior parte del mondo medico e scientifico 150 anni fa, avesse postato su Facebook che le malattie possono diffondersi a causa di mani e strumenti medici non adeguatamente puliti e sterilizzati? Se Niccolò Copernico, nel XVI secolo, quando tutto il mondo occidentale era convinto che la Terra fosse al centro del nostro sistema, avesse postato “hey, ragazzi, guardate che è la Terra a girare intorno al sole”? E se Pitagora avesse annunciato via Facebook che il nostro pianeta è sferico, come avrebbe reagito la massa dell’epoca, fortemente convinta che la Terra fosse piatta?

Quante notizie vere e di fondamentale importanza sociale verranno frettolosamente segnalate come bufale, per superficialità ed ignoranza, perché troppo difficili da accettare oppure per il rifiuto del mondo medico-scientifico, grazie ad un meccanismo come quello che Facebook ha deciso di introdurre? Come verrebbero trattati i contenuti volutamente falsi a carattere umoristico o satirico? Quanto verrebbero penalizzati i contenuti dei ricercatori indipendenti che pubblicano verità scomode nell’interesse dei cittadini ma a scapito degli interessi economici, finanziari e commerciali dei poteri forti e delle grandi compagnie?

Chi può arrogarsi il diritto di giudicare se una notizia sia vera o falsa, attendibile o meno? La scienza che non ha ancora capito la vera natura di ciò che avviene nella nostra realtà e nell’universo? La medicina che ha come obiettivo il profitto e non la salute? Le istituzioni che hanno riempito la nostra storia di segreti di stato e utilizzano le forze dell’ordine come paravento per le loro malefatte? Gli organi militari che continuano a distruggere l’ambiente, la vita e il futuro dei nostri figli? Oppure i media, i giornalisti e le organizzazioni di debunking e disinformazione che tanto si prodigano nel nascondere tutto questo all’opinione pubblica?

Sarebbe stato meglio lasciare tutto com’era, con i superficiali a sguazzare nel loro mare di futilità, convinti di poter salvare un bambino o difendere i propri diritti con un click, e i ricercatori della verità a dover selezionare contenuti realmente degni di essere consultati, esercizio nel quale peraltro hanno giocoforza maturato una certa destrezza.

Per l’ennesima volta si cerca di ovviare alla stupidità umana con uno strumento informatico invece di agire sulle persone con campagne educative e di sensibilizzazione.

Ah già, avete ragione, sarebbe del tutto superfluo, verrebbero anch’esse ignorate poiché troppo socialmente utili. Come non detto.

 

Ettore Guarnaccia

 

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