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Privacy su Facebook: ecco i 5 errori più ignorati dagli utenti

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo!Un sondaggio di Consumer Reports indirizzato agli utenti Facebook statunitensi e pubblicato su InformationWeek.com rivela che moltissime persone ignorano tuttora i controlli di riservatezza e i rischi derivanti dalla […]
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Un sondaggio di Consumer Reports indirizzato agli utenti Facebook statunitensi e pubblicato su InformationWeek.com rivela che moltissime persone ignorano tuttora i controlli di riservatezza e i rischi derivanti dalla condivisione delle proprie informazioni. Facebook da tempo non contempla più la privacy fra le proprie politiche, come peraltro fanno altre aziende, anzi dichiara apertamente che userà i dati dei propri utenti in base alla propria Data Use Policy.

 

Privacy o condivisione?

Per privacy si intende il diritto alla riservatezza delle proprie informazioni personali e della propria vita privata, ovvero il diritto di essere lasciati in pace. In senso più allargato, si intende il diritto della persona di accertare che le informazioni che la riguardano vengano trattate o consultate da altri solo in caso di necessità. Se per te la privacy è un requisito fondamentale, allora non puoi usare Facebook e gli altri servizi web sociali, quantomeno senza ricorrere a tecniche avanzate di protezione della privacy. La scelta di condividere informazioni sul web è, infatti, sempre più in contrasto coi principi della privacy.

Dai risultati del sondaggio di Consumer Reports emerge che un utente di Facebook su dieci non usa o non conosce i cosiddetti privacy settings. Dall’analisi dei risultati sono emersi dei trend che consentono di identificare i cinque errori più ignorati dagli utenti Facebook.

 

1. Mancato uso o conoscenza dei privacy settings

La relativamente bassa percentuale di utenti Facebook (13 milioni di utenti statunitensi) che non usa o non conosce i privacy settings (circa 8,6%) può essere vista come un risultato incoraggiante, ma se comparata con il tasso medio di analfabetismo in Italia (1,0%) diventa improvvisamente piuttosto alta. Se si usa Facebook, la conoscenza delle funzionalità e delle impostazioni inerenti la propria privacy è fondamentale.

 

2. Condividere viaggi e destinazioni

L’analisi del sondaggio rivela che un certo numero di utenti USA (circa 5 milioni) ha pubblicato post contenenti dettagli sulla località in cui si trovavano in un dato momento: una potenziale soffiata per i topi d’appartamento! Ormai c’è un’ampia casistica su furti in appartamento direttamente collegati alla condivisione di informazioni online su viaggi e spostamenti in genere e il sempre crescente uso, talvolta nascosto, di strumenti di geolocalizzazione e geotagging contribuisce ad acuire ulteriormente questo fenomeno. È meglio pensarci su due volte prima di condividere su Facebook (e altri social media) le proprie destinazioni.

 

3. Concedere il proprio “mi piace” a particolari argomenti

Un grosso pericolo è costituito dalla concessione troppo superficiale ed avventata del “mi piace” ad elementi pubblicati che potrebbero ritorcersi contro di noi. Circa 5 milioni di utenti statunitensi hanno dichiarato di aver cliccato “mi piace” su una pagina Facebook relativa a condizioni o trattamenti di salute, con il pericolo di essere penalizzati dalle rispettive compagnie assicuratrici. Anche in questo caso c’è una certa casistica di società assicuratrici che frugano nei social media per combattere i casi di frode. Lo stesso pericolo esiste nel caso in cui si cerchi lavoro o si sia obbligati a mantenere un certo livello di reputazione per motivi professionali. Cliccare “mi piace” su argomenti sensibili in ambito politico, religioso, medico o riguardanti temi particolarmente scabrosi può comportare una forte penalizzazione in campo sociale e lavorativo. Senza dimenticare che da tempo diverse agenzie governative sfruttano la perlustrazione dei social media come ulteriore arma nella guerra alle frodi e al terrorismo.

 

4. Tradire la privacy della propria famiglia

Circa 40 milioni di utenti Facebook statunitensi (circa il 30%) ha condiviso l’identità di un proprio famigliare nel loro profilo. Spesso non è un grosso problema, ma quanti hanno realmente chiesto il permesso e messo al corrente il malcapitato? Non tutti, infatti, gradiscono essere contrassegnati da un tag su una foto o essere oggetto di condivisione in ambito pubblico, anche per i motivi precedentemente esposti. La giusta configurazione del proprio profilo Facebook può contribuire a mitigare questa eventualità, ma non dimentichiamo che è possibile comunque taggare un qualsiasi soggetto con nome, cognome e altre informazioni anche se questi non è iscritto a Facebook.

 

5. Autorizzare le applicazioni ad accedere al proprio profilo

Solo un terzo degli utenti si premura di limitare le informazioni cui possono accedere le applicazioni Facebook alle quali si iscrivono. Fra i più pericolosi permessi normalmente abilitati ci sono la possibilità di accedere a tutte le proprie informazioni personali e di pubblicare per conto dell’utente sulla bacheca. Che problema c’è? Semplice, chiunque può creare un’applicazione Facebook e, grazie al nostro “mi piace”, accedere tranquillamente al nostro profilo e alla nostra bacheca in barba alla privacy. Prima di concedere l’accesso ad un’applicazione, soffermatevi a leggere la pagina di autorizzazione e resterete sorpresi di quali e quante informazioni vengano richieste dall’applicazione.

 

Conclusioni

Sebbene i risultati di questo sondaggio possano essere sindacabili e criticabili in alcune argomentazioni, il rischio generale per la propria privacy non deve mai essere sottovalutato. Uno dei problemi in forte crescita è costituito dai casi di stalking perpetrati grazie alle informazioni condivise sui social media: pubblicare foto con coordinate GPS e condividere informazioni sugli spostamenti può costituire un grosso rischio per giovani ed attraenti donne.

I social media e diversi altri servizi di condivisione online dovrebbero garantire la privacy degli utenti a partire dalla configurazione standard di base e non come un qualcosa che si può scegliere a posteriori. Sfortunatamente è una lotta continua che vede la privacy soccombere sempre più ogni volta che una nuova funzionalità viene introdotta.

 

Ettore Guarnaccia

 


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