Censorship, World Wide Web

Lotta alla pirateria: svelati per caso i piani segreti dell’industria discografica

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Nessuna novità: nel mirino il peer-to-peer e i servizi di file hosting mentre trova ulteriore conferma la volontà di attribuire a service provider e cyberlocker il ruolo di guardiani del copyright.

Un serie di incidenti hanno causato negli ultimi giorni il rilascio involontario di rapporti riservati di IFPI e RIAA, due potenti organizzazioni che rappresentano e difendono gli interessi dell’industria discografica negli Stati Uniti e a livello mondiale. Il caso più interessante riguarda un documento scovato da TorrentFreak.com frugando nella intranet della divisione latinoamericana di IFPI, ovvero un report riservato denominato “Online Piracy Global Perspective and Trends” e presentato nel corso di una conferenza internazionale tenutasi a Panama nel mese di aprile 2012.

Il file, che attualmente non è più visibile online, contiene un’analisi del quadro globale del mercato della pirateria e della condivisione illecita, nonché diverse indicazioni sulla loro soppressione. Com’era prevedibile, l’analisi si focalizza su peer-to-peer e servizi di file hosting, ostentando le azioni di contrasto più significative già messe in atto contro Demonoid, Limewire e The Pirate Bay sul fronte P2P e contro Megaupload e Rapidshare per quanto riguarda i cosiddetti cyberlocker.

Le strategie individuate dall’industria discografica per il contrasto della pirateria sono, nell’ordine:

  • spingere per ottenere il filtraggio preventivo dei contenuti illegali da parte degli ISP e dei servizi di file hosting e, qualora ciò non fosse possibile,
  • sviluppare e introdurre un sistema efficiente di notifica e chiusura degli accessi Internet e degli account di file hosting appartenenti agli utenti colpevoli di pirateria, oppure
  • chiudere del tutto i servizi che veicolano contenuti illegali, come avvenuto nel caso di Megaupload.

A queste strategie si affiancano altre azioni intraprese in parallelo come il contrasto della nuova generazione di applicazioni che distribuiscono musica illegale agli utenti mobili, le trattative in corso con i servizi di pagamento online per bloccare i fondi illegali e, non ultimi, i ripetuti tentativi di agire dal lato politico spingendo per l’introduzione e l’approvazione di trattati commerciali e disegni di legge antipirateria.

Un’ulteriore preoccupazione per IFPI e RIAA viene dalla prevenzione dei furti di contenuti multimediali addirittura prima dell’uscita sul mercato: nel report vengono fornite una serie di raccomandazioni agli operatori del settore affinché abbandonino pratiche pericolose come l’invio dei brani in pre-release via e-mail, rafforzino le misure di protezione e adottino stratagemmi per prendere in trappola i criminali.

Niente di nuovo, insomma. Ciò che emerge da questo rapporto riservato sono semplici conferme più che vere e proprie rivelazioni. Conferme delle inadeguate e antiquate strategie dell’industria discografica che si sono finora rivelate del tutto inutili, nonostante gli eclatanti ma pochi successi ottenuti. Il peer-to-peer è più vivo e attivo che mai, mentre la chiusura di Megaupload non ha modificato di molto il comportamento degli utenti che si sono semplicemente riorganizzati e spostati su altri servizi analoghi, confermando l’inefficacia delle tattiche adottate dalle major. Senza contare che Megaupload potrebbe tornare online prima di quanto si pensi.

La strategia vincente consisterebbe invece nell’ascoltare il mercato, capire la domanda e adeguare l’offerta di conseguenza. L’enorme e florido mercato della pirateria esiste perché sono gli utenti stessi a richiederlo e ad usufruirne, quindi sarà sempre del tutto inutile investire milioni di dollari in analisi, studi, contromisure, rapporti, disegni di legge e cause legali. Basterebbe adeguare l’offerta alla domanda, abbassare i prezzi ad un livello ragionevole e debellare senza sforzo il mercato illegale sostituendosi legalmente ad esso. Semplice.

 

Ettore Guarnaccia

 


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