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Giovani iperconnessi: a nove anni un bambino su tre ha già il profilo social

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PADOVA Precoci, disinvolti, assuefatti al digitale. E inconsapevoli dei rischi. Sono questi i giovani descritti dal libro «Generazione Z» di Ettore Guarnaccia, che scatta una «fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa» tanto dettagliata quanto inquietante. L’indagine di Guarnaccia, cybersecurity manager padovano attivo nel settore bancario, è stata condotta con un questionario di cento domande e ha coinvolto 2.058 studenti da 9 a 18 anni di 15 scuole sparse tra le province di Padova, Rovigo e Vicenza. Il 94% dichiara di avere uno smartphone e la maggior parte di aver ricevuto il primo a 11 anni (22,3%), ma il dato sfiora il 5% già a 8 anni e supera il 6% a 9 anni, col risultato che più di un bambino su dieci ha uno smartphone già in quarta elementare.

Lo smartphone è anche il dispositivo più utilizzato per collegarsi al web e ai social (81,4%). E a proposito di social, un ragazzino su tre ha uno o più profili già a 9 anni. Per quanto riguarda i social più utilizzati, Facebook (69,9%) è al terzo posto dietro YouTube (94,5%) e Instagram (83,2%), dove il 67,2% ha più di 150 follower. Il rapporto con la messaggistica istantanea è a dir poco problematico: il 48,5% ha provato pentimento per aver inviato d’istinto un messaggio, il 45,6% rabbia o delusione per aver frainteso il senso o il tono di un messaggio, il 37,9% ansia perché il destinatario non ha risposto subito. Pur di continuare a navigare, il 47,5% è andato a letto tardi e ha dormito poco, il 27% ha rinunciato a fare i compiti, il 25,7% ha faticato a concentrarsi, il 22% ha dormito male e il 5,9% ha perfino rinunciato a mangiare. Oltre a nome e cognome, tra le informazioni condivise sui social spiccano gli orari di frequenza scolastica (44,2%), l’indirizzo di casa (19%), il tragitto casa-scuola (9,5%) e gli orari in cui i genitori non sono a casa (9,3%).

A proposito di genitori, il 62% dice dice che mamma e papà hanno pubblicato le foto del figlio in costume o in intimo su Facebook (e il 53,9% su WhatsApp). Navigando sui social, poi, il 55,3% ha visualizzato contenuti a sfondo sessuale, il 48,7% contenuti pornografici e persone nude. Sul versante della privacy, il 17,3% si è sostituito a qualcun altro soprattutto per fare scherzi (78,9%) e rubare informazioni (14,4%), il 53,6% ha comunicato la propria password a qualcun altro, soprattutto genitori (57%) e amici (29,9%), e il 64,4% conosce almeno una password altrui (genitori e amici nell’80% dei casi). Nel 55% che concede l’amicizia agli sconosciuti, c’è un 46,2% che prima valuta almeno le amicizie e gli interessi in comune, ma c’è anche un 8,8% che accetta «senza alcun problema». I sentimenti suscitati dai contatti indesiderati? Indifferenza (46,9%), paura (26,4%), turbamento (25,5%) e curiosità (19,2%). Di fronte alle proposte di incontro, il 13,8% dichiara di accettare (e il 3,2% di presentarsi all’incontro da solo). Infine i videogiochi: i più gettonati sono Super Mario Bros e Mario Kart, ma l’elenco comprende anche titoli inclusi nella top ten dei giochi più violenti come Gta (52,6%) e Call of Duty (52,4%).

«Siamo di fronte a una generazione completamente catturata dalle tecnologie, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita – commenta Guarnaccia -. C’è una dipendenza latente diffusa, che provoca una carenza di attenzione e induce i giovani a fare cose inusuali e compromettenti, anche perché i genitori sono impreparati e la scuola non trasmette le competenze adatte a riconoscere e gestire gli effetti delle tecnologie. Bisogna intervenire con urgenza per salvare la prossima generazione, a partire dall’introduzione dell’educazione digitale nelle scuole».

Alessandro Macciò
Corriere del Veneto
Domenica 4 novembre 2018


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