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Genitorialità e Tecnologia: intervista di Gianluigi Bonanomi sulla dipendenza tecnologica

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Intervista realizzata da Gianluigi Bonanomi il 26 giugno 2019 per il podcast “Genitorialità e Tecnologia“: in questa puntata del podcast si è parlato dapprima del progetto “Generazione Z” che ha dato origine all’omonimo libro in cui tratto di numerosi aspetti fenomenologici e di rischio legati all’esperienza di bambini e adolescenti con i dispositivi digitali e i social media. A seguire si è affrontato il tema della dipendenza, in particolare della dipendenza tecnologica che sta alla base di tutte le altre forme di rischio.

Si è parlato di Internet Addiction Disorder (IAD), della natura fortemente attrattiva delle tecnologie digitali, della cosiddetta attention economy e del business che si cela dietro la forte attrazione che dispositivi, app e social esercitano sugli utenti, denunciato dagli stessi sviluppatori e investitori della Silicon Valley. Si è approfondito il tema della gratificazione effimera, legata ad aspetti virtuali e al meccanismo della ricompensa variabile, che sfrutta a sua volta il neurotrasmettitore che sta alla base di tutte le forme di dipendenza: la dopamina. Meccanismo abilmente sfruttato nel gioco d’azzardo e, sempre di più, nei videogiochi, in particolare dal fenomeno “Fortnite“, ad esempio attraverso le lootbox, i bauli usati da tanti giochi oggi sul mercato.

La puntata n. 67 del podcast su YouTube

La puntata n. 67 del podcast su Spreaker

L’attesa di sapere, l’anticipazione, il craving, sono tutti meccanismi comuni anche alla dipendenza da sostanze, cibo, fumo e alcol, in cui si genera un circolo vizioso da cui è difficile uscire. I genitori dovrebbero essere consapevoli di questi meccanismi, dovrebbero studiarli, anche attraverso la partecipazione a eventi di formazione e sensibilizzazione. Le contromisure consistono nel non ignorare segnali evidenti come la dominanza del pensiero nei bambini e negli adolescenti, l’astinenza quando viene privato dell’oggetto, reazioni rabbiose e violente quando viene precluso l’oggetto della dipendenza. Altro sintomo molto chiaro è il decadimento evidente della qualità della vita: sonno insufficiente e disturbato, alimentazione e igiene personale inadeguate, riduzione delle occasioni sociali (scuola, sport, svago, ecc.) a favore dell’esperienza digitale.

Cosa fare? Massima attenzione ai segnali, non sottovalutare forme di dipendenza anche tecnologica e i possibili effetti anche a lungo termine. Come genitori, adottare un approccio olistico, considerando anche il trauma emotivo che sta all’origine della dipendenza: legami affettivi insoddisfacenti, vuoti nella realizzazione personale, abusi e violenze nell’età dell’infanzia, un contesto familiare, sociale o lavorativo non soddisfacente, il senso di solitudine e di isolamento sociale. Come diretti interessati, non credere di avere la situazione sotto controllo, mettersi in discussione e aprirsi all’aiuto esterno. La dipendenza tecnologica è oggi quella più semplice da abbracciare perché tutti, a partire dai 7-8 anni d’età, hanno costantemente uno smartphone a portata di mano.

La copertina del libro Generazione Z

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