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Datagate: sei proprio sicuro di non avere nulla da nascondere?

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Il recente caso del Datagate USA che ha coinvolto la National Security Agency (NSA) ci ha riportati di colpo indietro di qualche lustro, a quando progetti di sorveglianza di massa come Carnivore, Echelon e Total Information Awareness accesero l’interesse e aumentarono la consapevolezza dell’opinione pubblica in tema di privacy elettronica ed informatica. Il drammatico evento dell’11 settembre 2001, poi, ha ulteriormente esasperato la raccolta di informazioni di qualsiasi tipo con la scusa di prevenire altri episodi terroristici. Di colpo, la recente scoperta di programmi come PRISM, Boundless Informant e FISA Orders sta ora catalizzando una rinnovata preoccupazione per la propria riservatezza personale.

Con una sostanziale differenza: mentre prima la sorveglianza era prettamente di tipo prossimale poiché veniva effettuata in maniera mirata sulle comunicazioni fra individui, oggi la sorveglianza è di tipo indiretto, traversale e gli enti governativi (e non solo) vanno a prelevare le informazioni dove queste vengono accumulate, conservate e gestite, direttamente nei server di fornitori di servizi di posta elettronica, motori di ricerca, social network e compagnie telefoniche. Oggi, come un decennio fa, coloro che si ergono a difesa della privacy individuale si trovano in contrasto con quella parte dell’opinione pubblica che non capisce perché dovrebbe preoccuparsi della sorveglianza governativa o corporativa e che, fondamentalmente, ritiene di non avere proprio nulla da nascondere. Un aspetto che appare ancora meno chiaro nel caso della moderna sorveglianza indiretta.

Eppure non saremo mai in grado di sapere con certezza se non abbiamo nulla da nascondere. Negli Stati Uniti, ad esempio, nemmeno il Congressional Research Service è mai stato in grado di contare il numero reale di reati federali previsti dalle circa 27.000 pagine e dagli oltre 50 titoli del Codice USA, che incorporano anche le circa 10.000 disposizioni e sanzioni amministrative emanate da svariate agenzie di regolamentazione con l’approvazione del Congresso. Se nemmeno il governo federale può definire con certezza quante leggi esistono, che certezza può avere un individuo di non aver mai agito in violazione di almeno una di queste?

Faccio un esempio: negli Stati Uniti, essere trovati in possesso di un’aragosta di lunghezza inferiore ad una certa soglia è un reato federale. Non importa se il malcapitato crostaceo è stato acquistato, se è stato regalato, se è vivo o morto, se è stato trovato per caso dopo essere deceduto per cause naturali o se è stato ucciso per legittima difesa. Negli USA ci si può ritrovare in prigione a causa di un innocuo crostaceo. Ovviamente noi italiani non ci facciamo mancare nulla, anzi spesso eccelliamo proprio dove l’eccellenza non è prettamente degna di merito: il numero esatto delle leggi italiane non è conosciuto, ma sembra che vada da un minimo di 20.000 ad un massimo di 300.000, senza contare le numerose normative regionali e quelle comunitarie, né le numerose e stravaganti leggi tuttora in vigore da oltre un secolo, oppure le svariate e mutevoli interpretazioni e le sentenze che costituiscono precedente giuridico.

Ad esempio, in Italia è vietato per legge il mestiere di ciarlatano, è tuttora passibile d’arresto un uomo che indossi una gonna, una sedia a rotelle motorizzata che superi i 6 Km orari è illegale, ed è passibile di multa il cittadino milanese che non sorride a meno che non si trovi in ospedale o ad un funerale. Per non parlare della giungla di adempimenti civici, amministrativi e fiscali che incombe su cittadini ed imprese. In definitiva, se il governo ha accesso a tutte le tue telecomunicazioni informatiche e telefoniche, è praticamente certo che prima o poi trovi una qualsiasi violazione del codice civile o penale. Inoltre, l’enorme mole di informazioni messa a disposizione dai vari provider, prodotta dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte e dalle nostre azioni quotidiane, consente di ricostruire un profilo alquanto esaustivo di ciascun individuo che, se interpretato con una certa astuzia, potrebbe in qualche modo supportare la configurazione di reati a sfondo politico, ideologico, sessuale, sovversivo, anarchico e via dicendo. Ovviamente secondo l’ottica di chi osserva, non quella dell’osservato.

Ecco perché molto probabilmente ognuno di noi ha veramente qualcosa da nascondere, solo che ancora non lo sa.

Come giustamente afferma l’esperto di Information Security, scrittore e crittografo statunitense Bruce Schneier:

“You have to assume everything is being collected.”.

Insomma, devi dare per scontato che tutto venga accuratamente raccolto e catalogato. Stando a diverse fonti, ciò avviene non da ieri, né dall’inizio del millennio, bensì dai primi anni ’90, ovvero dagli albori della rete Internet e delle comunicazioni cellulari. Per molti di noi, significa che la propria intera vita digitale è potenzialmente archiviata a disposizione di un eventuale uso futuro.

Di recente si è assistito ad una serie di legalizzazioni eclatanti in tutto il mondo, basti pensare al matrimonio omosessuale in numerose nazioni o all’uso della marijuana negli stati USA di Colorado e Washington. Questi eventi vengono spesso citati ad esempio di come il sistema di governo sia in grado di concedere determinate libertà a coloro che vi interagiscono adottando metodi leciti. Vero, com’è altrettanto vero che queste vittorie legali non sarebbero state possibili senza la capacità di infrangere la legge: prima di esse, infatti, pratiche come la sodomia o l’uso personale di marijuana erano assolutamente illegali, quindi perseguibili.

Allora, proviamo ad immaginare se il governo, grazie alla pratica trasversale della sorveglianza di massa, avesse avuto la possibilità di identificare, arrestare ed imprigionare con la massima efficacia i trasgressori. Come sarebbe stato possibile ottenere queste importanti libertà se i vari promotori, in quando illecitamente fruitori, fossero stati tolti di mezzo con la massima rapidità ed efficienza? Non tutte le leggi sono umanamente ed universalmente giuste da tutti i punti di vista, anche questo è un importante assunto. Ciò significa che chiunque di noi sta tecnicamente violando qualche legge in qualsiasi momento, forse anch’io con queste righe, e se ogni azione venisse effettivamente monitorata, la punizione diventerebbe puramente selettiva.

Invece uno dei fondamenti della vera democrazia è costituito dalla libertà di espressione che consente, a sua volta, di generare un vasto mercato di idee dalle quali possiamo attingere per scegliere e disegnare insieme la società che desideriamo. Ma il mercato delle idee, purtroppo, non è né gratuito né equo, poiché determinati attori hanno molta più influenza sulle informazioni che vengono distribuite, quindi sulla coscienza collettiva della massa e, di conseguenza, sui desideri della società. Perché noi desideriamo sulla base di ciò che sappiamo, di ciò che fa parte della nostra consapevolezza, spesso limitata, filtrata, condizionata e deviata.

Questa libertà di espressione, nonostante i diversi interventi esogeni, è un patrimonio da custodire, proteggere e coltivare al massimo, poiché è proprio ciò che ci spinge a contrastare determinati dogmi ormai desueti e insensati rispetto all’evoluzione dei tempi, nonché ad intraprendere pratiche, seppur illegali, che contribuiscono a disegnare la società del futuro. Questo, nel bene e nel male, consente l’esercizio del libero arbitrio che ci è stato assegnato alla nascita in questa dimensione ed è esattamente ciò che chi detiene il potere cerca in tutti i modi di ostacolare per agevolare il proprio arbitrio al servizio di interessi esclusivi.

Per chi è in una posizione di potere, non necessariamente in termini governativi, avere a disposizione un’immensa base dati, ovvero uno strumento per poter punire chiunque ogni qualvolta ve ne sia la necessità, rappresenta un vantaggio enorme. In aggiunta, la libertà di espressione e il già citato mercato delle idee verrebbero irrimediabilmente minati da una sorveglianza estremamente efficiente e da un’applicazione asettica e spietata della legge.

Con un’ulteriore aggravante: oggi, rispetto al passato, la clandestinità è sempre più un miraggio. Praticamente ogni cittadino dispone di un dispositivo di tracciamento (un cellulare, uno smartphone o un tablet) che consente ai provider delle telecomunicazioni di tracciare costantemente la posizione e di fornirla per legge agli enti governativi o alle forze dell’ordine su richiesta. Non bastasse questo, oggi il panorama tecnologico si è enormemente evoluto, tanto che dispositivi come telecamere, scanner di targhe automobilistiche e droni di varie dimensioni e forme sono diventati di uso comune anche in ambito domestico. Rilevare un individuo diventa quindi sempre più agevole, rapido e maledettamente efficace.

Qualcuno dirà che un certo bilanciamento fra privacy e sicurezza è purtroppo necessario e che è quindi indispensabile cedere parte del proprio corredo di diritti individuali per poter ottenere la necessaria protezione da parte del sistema di governo. Certo, ragionando in base al dogma secondo cui il governo ha a cuore la sicurezza dei cittadini, non vi sarebbe alcun dubbio. Ma attenzione: qui parliamo di sicurezza del cittadino rispetto ad eventi legati principalmente a criminalità, violenza e terrorismo. Focalizziamoci quindi su questi tre fenomeni, ragioniamo per un attimo, possibilmente mettendo temporaneamente da parte i falsi dogmi che possono deviare il nostro discernimento, e poniamoci qualche domanda:

  • Quali soggetti riempiono maggiormente le cronache come protagonisti dei più eclatanti casi di criminalità, soprattutto quella organizzata, più dannosa e difficile da estirpare? Semplice: esponenti del governo e degli organi militari, politici, funzionari statali e amministratori di grandi aziende nazionali e internazionali.
  • Chi è responsabile dei più gravi crimini a livello planetario? Altrettanto semplice: governi, organi militari, servizi segreti, forze dell’ordine, politici e grandi corporation internazionali. Basti citare la truffa dell’Unione Europea, la distruzione della sovranità monetaria delle nazioni, la geoingegneria clandestina, la manipolazione del clima, l’uso massiccio di emissioni elettromagnetiche a bassa frequenza (onde ELF) nell’atmosfera e nei centri abitati, i sismi indotti da trivellazioni, fracking e test militari, l’avvelenamento di acqua e cibo mediante composti chimici e OGM, le case farmaceutiche e la medicina ufficiale, la distruzione progressiva del nostro ecosistema e la violenza scellerata verso l’intero pianeta.
  • Quali soggetti sono sempre più spesso colpevoli di episodi di violenza efferata e gratuita verso i cittadini? Ancor più semplice: forze dell’ordine e organi militari, cioè proprio coloro che dovrebbero ergersi a difesa del cittadino e invece si trincerano a difesa degli interessi di governi e corporation, malmenando senza discernimento alcuno e reprimendo con violenza manifestazioni pacifiche e legittime. Basta analizzare, con mente aperta e senza il filtro deviato dei media mainstream, i recenti e ricorrenti accadimenti in Grecia, Spagna, Italia e Brasile oppure i più famosi casi di pestaggio a morte (Cucchi, Aldrovandi, Sandri, Uva, ecc.)
  • Chi è responsabile dei più grandi eventi di terrorismo degli ultimi decenni? Oops! Per l’ennesima volta, governi, organi militari, servizi segreti, forze dell’ordine, esponenti politici, grandi corporation internazionali. Basti citare l’Undici Settembre, Fukushima, le false esportazioni di pace in Afghanistan e Iraq, le rivoluzioni pilotate in Nord Africa e Medio Oriente, oltre ai più recenti attentati (più o meno simulati) di Oslo, Boston, Denver e Montecitorio.

A quanto pare, il dogma che vuole i governi al servizio dei cittadini ne esce completamente rovesciato. Di conseguenza, crolla l’intero castello di carte che regge sia la speranza di ottenere maggiore sicurezza, che la convinzione degli individui di non avere nulla da nascondere. Un potere smisurato in mano ad un’élite ristretta senza scrupoli dovrebbe mettere in allarme chiunque, in buona o cattiva fede che sia. Sia chiaro: qui non è questione di essere complottisti (termine alquanto inappropriato e invero piuttosto stupido), ma semplicemente di dire le cose come stanno.

Chi opera nel settore della sicurezza delle informazioni ed ha una certa esperienza, sa bene cosa voglia dire controllare, monitorare, loggare, archiviare, analizzare, correlare e riportare dati sul comportamento del singolo individuo. Chi si occupa specificamente di aspetti di analisi forense, di phishing o di social engineering, sa bene come la raccolta e l’uso mirato di dati e informazioni su un individuo consentano molteplici e svariati utilizzi che possono facilmente condurre a furti d’identità, sottrazioni di denaro o crimini ben più gravi come minacce, estorsioni, persecuzioni, molestie e via dicendo. Quando hai a disposizione i dati di una persona, hai in pugno la sua vita, le sue abitudini, preferenze, idee, debolezze, vulnerabilità e aspirazioni: in pratica, puoi farne ciò che vuoi. Letteralmente.

Nell’ambito della sorveglianza governativa, la bilancia pende nettamente a favore di una precisa parte, che può disporre di potere, risorse e denaro in quantità illimitate rispetto al singolo individuo. A causa di un insieme di falsità e sotterfugi, il cittadino è indotto a cedere parti considerevoli della propria privacy nell’assurda speranza di ottenere in cambio una maggiore sicurezza che, semplicemente, non otterrà mai. Anzi, maggiore è la cessione in termini di privacy, maggiore sarà il rischio di essere colto in fallo rispetto ad una qualsiasi norma di legge, che potrebbe anche non essere umanamente o universalmente equa.

Il caso del Datagate USA ha solo portato a galla la discussione su privacy e sicurezza individuale, ma la direzione intrapresa dai media verte esclusivamente sul gossip, evitando accuratamente proprio queste importanti riflessioni. Il fatto che Edward Snowden abbia violato il segreto professionale, abbia svelato l’esistenza del programma PRISM, sia fuggito di nascosto in Russia o sia detenuto presso il terminal dell’aeroporto di Mosca, sono tutti aspetti poco importanti della vicenda, eppure i media non parlano che di questo, mentre tacciono su concetti ben più importanti come privacy e sicurezza individuale dei cittadini. I media enfatizzano la fuga di Snowden e legittimano le rimostranze di Washington che preme affinché sia catturato e riconsegnato, instillando nella mente dell’opinione pubblica, neanche tanto inconsciamente, il concetto che il colpevole è chi svela le trame occulte e le nefandezze, non chi le commette ai danni della gente comune. Forse i più smaliziati avranno notato che l’intera storia è densa di contraddizioni, incongruenze e inutili dettagli, tanto da far pensare all’ennesima montatura mediatica allestita per fini propagandistici. Sempre che Edward Snowden esista veramente…

A questo punto, dovrebbe venire spontanea una domanda: cosa si può fare per contrastare efficacemente la sorveglianza indiscriminata, l’abbattimento della privacy individuale e la violazione dei diritti umani universali?

Beh, già il fatto di esserne consapevoli è un passo molto importante. Una cosciente consapevolezza è senz’altro meglio di una passiva e ignara sottomissione, no? Inoltre, solo con la dovuta consapevolezza è possibile negare il proprio consenso, direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, alla perpetuazione di queste oscure pratiche. Sotto l’aspetto prettamente informatico, è consigliabile scegliere accuratamente i fornitori di servizi informatici e di telecomunicazione, puntando il più possibile su aziende di nicchia, ma è più che altro un palliativo, perché praticamente tutte le comunicazioni che transitano nella grande rete sono potenzialmente intercettabili.

Le contromisure in grado di risultare realmente efficaci sono due: la prima consiste nel comprendere una volta per tutte che è sempre bene evitare l’uso degli strumenti informatici e di telecomunicazione per trattare argomenti personali e strettamente privati, mentre la seconda consiste nel ricorrere alla crittografia di tutte le comunicazioni sensibili e private quando non si può proprio fare a meno di utilizzare servizi e strumenti di telecomunicazione. Saranno necessari sia un’adeguata preparazione che una certa dose di paranoia, ma chi ha mai detto che la soluzione sarebbe stata facile?

 

Ettore Guarnaccia

 

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5 Comments

  1. Giuseppe

    Ho scoperto da poco questo sito e faccio i miei più sinceri complimenti all’autore per la sua evidente straordinaria intelligenza e per qualità davvero eccezionale dei contenuti che propone.

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