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Indimenticabile visita alla Comunità “La Mammoletta” dell’Elba

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Alla conferenza “La Tragedia Silenziosa Continua”, tenutasi sabato 11 maggio presso il Centro Culturale De Laugier di Portoferraio, hanno partecipato anche alcuni giovani della Comunità “La Mammoletta”. Questa struttura fa parte della Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi e accoglie ragazzi con problemi di disagio psicologico e dipendenze. Durante l’evento, alcuni ospiti della comunità sono intervenuti per ringraziarmi dei temi trattati, esprimendo quanto si sentissero toccati dalla realtà e dagli aspetti presentati. Le loro testimonianze sono state molto intense e commoventi.

Alla fine della conferenza, su richiesta dei ragazzi, la coordinatrice della comunità mi ha invitato a visitare la loro realtà quotidiana, un’opportunità fantastica che ho accolto con grande onore. Così, la mattina seguente, prima di lasciare l’isola, io, mia moglie e il nostro inseparabile cane ci siamo recati alla comunità, vivendo un’esperienza indimenticabile che porteremo sempre nel cuore.

Immersa nella natura incontaminata dell’Elba, la comunità “La Mammoletta” è una fonte di speranza per giovani che cercano di sottrarsi ai ritmi frenetici e all’influenza negativa della società moderna. Fondata da Marta Del Bono e Stanislao Pecchioli, da circa 15 anni la comunità accoglie ragazzi che vogliono liberarsi dalle dipendenze per ridisegnare il loro futuro.

All’arrivo, siamo stati accolti da una campanella che ha richiamato tutti i ragazzi, i quali ci hanno condotti a visitare i vari spazi della comunità: dall’officina meccanica, alla zona delle barche, fino al bellissimo orto di erbe aromatiche e ai campi coltivati. Dopo aver visitato il quartier generale, con il salone comune per cucinare e svolgere attività ricreative, ci siamo diretti all’anfiteatro, “il luogo delle grandi confessioni” creato grazie a Giorgio Faletti, dove si è svolta la parte più emozionante della mattinata.

Qui, i ragazzi hanno ripreso i temi della conferenza, formulando considerazioni e domande pertinenti. Alcuni hanno avuto il coraggio di condividere il loro passato, le difficoltà nel farsi capire e accettare nel mondo esterno, e come la vita comunitaria senza cellulari e distrazioni digitali li abbia resi diversi dai loro coetanei. Si guardano negli occhi, si parlano, si abbracciano, condividono esperienze e cercano di realizzarsi seguendo i propri ritmi e attitudini, lontani dalla frenesia moderna.

Sono rimasto colpito dalla loro consapevolezza e chiarezza nell’analizzare l’origine dei loro disagi e nel riconoscere le forze che degradano la qualità della vita di molte persone. Alcuni ragazzi hanno avuto problemi con alcol, sostanze, carcere, disagio psicologico, maltrattamenti o abuso digitale, ma in comunità trovano un rifugio e una possibilità di riscatto.

Le loro domande riflettono una grande fame di risposte. Nell’anfiteatro, sotto il sole primaverile, abbiamo vissuto un’atmosfera straordinaria. Con sorpresa, ci hanno anche offerto delle esibizioni: una performance mozzafiato di una giovane ragazza sulle fasce aeree, e un miniconcerto di un talentuoso chitarrista, un giovane percussionista e suonatore di clarinetto, e una ragazza con una voce che riscalda l’anima.

Coordinati da educatori preparati e selezionati da Exodus, i ragazzi coltivano diverse attitudini grazie alle donazioni ricevute: lavoro sociale, coltivazioni, riparazioni meccaniche, cucina, studio, sport, musica, e uscite in barca a vela. La condivisione è una delle chiavi di svolta della comunità.

Alcuni ragazzi mi hanno chiesto del mio lavoro nell’informatica e nella cybersecurity, così ho condiviso alcuni aneddoti della mia esperienza e donato loro il mio libro “Cybersecurity Intelligence 2.0”. Alla comunità ho lasciato una copia de “La Tragedia Silenziosa” con una dedica. In cambio, abbiamo ricevuto una cassetta di lattuga coltivata con le loro mani, un dono di immenso valore.

Le tre ore trascorse con loro sono volate, rischiando di perdere il traghetto. Il viaggio di ritorno è stato un continuo rivivere momenti, parole, sensazioni, volti ed emozioni vissute nella comunità. Come dico spesso, l’essere umano ha un innato bisogno di gratificazione naturale, che solo le relazioni dirette possono soddisfare e il cui effetto dura a lungo.

A volte, l’emozione resta impressa nella nostra anima per sempre. L’esperienza vissuta alla Mammoletta è stata una di quelle.

Semplicemente indimenticabile.

Ettore Guarnaccia


Qui di seguito il pluripremiato docufilm “Tremenda Voglia di Vivere” (Terrific Desire of Life) prodotto da Exodus con Teatro a Manovella per raccontare l’esperienza dei giovani nella comunità “La Mammoletta” dell’Elba:

Tremenda Voglia di Vivere – Docufilm Exodus (2021)


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